Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
La storia dell'archivio
 

Le fotografie analogiche

A partire dalle prime campagne di catalogazione il Centro regionale, oggi Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell' ERPAC,  ha raccolto una notevole quantità di scatti, negativi in bianco e nero, soprattutto in formato 6x6 e 35 mm. I catalogatori fornivano, a corredo della scheda cartacea, la stampa in formato 6x6 e una serie di fotografie 10x15 relativamente ai beni architettonici, mentre, per gli altri beni, erano richiesti il formato 6x6 e due stampe 18x24.
In tal modo si sono composte, con il procedere dei progetti, due raccolte fotografiche: quella dei negativi, ordinati in album suddivisi per Comune, e il corpus dei positivi ovvero, le fotografie stampate. Successivamente si è introdotto, per un breve periodo, l’uso delle diapositive a colori: circa 15.000 scatti.

Il passaggio al digitale

Nel 1997 il Centro regionale, ora Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell'ERPAC ha avviato l’attività di scansione digitale del materiale analogico esistente.
Dal 2000 le pellicole, le diapositive e le stampe sono state progressivamente escluse dalle prassi di documentazione a favore della fotografia digitale.
I fondi analogici conservati hanno assunto una connotazione storica. Tra il 2004 e il 2005 è iniziata una sistematica opera di ordinamento delle consistenze pregresse relative ai positivi su carta, mantenendo una sola fotografia nelle schede cartacee e disponendo le altre, dopo la digitalizzazione, in scatole apposite. Altrettanto è stato predisposto per le diapositive: dapprima inventariate e collocate in raccoglitori adatti al loro mantenimento e protezione, sono ora sottoposte alla digitalizzazione.
Le immagini ad alta risoluzione sono organizzate per Comune e conservate in sicurezza in un server della rete regionale.

Le modalità per la riproduzione delle immagini

Per le operazioni di digitalizzazione dei materiali analogici è stata definita una casistica per i vari formati fotografici che permetta di ottenere immagini adatte alla stampa. Il file prodotto ad alta risoluzione conserva le dimensioni originali della fotografia divenendo a sua volta un’immagine documentaria attendibile. Negli ultimi anni sono aumentate le immagini realizzate con progetti di catalogazione partecipata. Il Servizio chiede alcuni requisiti minimi per la produzione dei file da archiviare: il formato TIF ad una risoluzione di 300 dpi o il formato originario RAW.


[Fotografia Gianni Pignat  (Civici musei e gallerie di storia e arte)]
 


Data pubblicazione 08/06/2016