Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Istituto Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia

Restauro di due codici del XV secolo

 

Restauro di due codici del XV secolo

Tra i numerosi progetti portati a termine va evidenziato il restauro di due importanti codici avviato tramite la sottoscrizione di un protocollo d’intesa del 7 aprile 2010 per iniziativa della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia del Ministero per i beni e le attività culturali.
L’accordo prendeva atto che presso la Scuola per la conservazione e il restauro dei beni culturali a Villa Manin di Passariano era allora in svolgimento un corso dedicato al restauro dei beni librari e archivistici che rispettava le più aggiornate normative in materia e dove insegnavano docenti di elevato profilo scientifico, molti di essi in sevizio presso gli istituti dipendenti dal Ministero per i beni e le attività culturali. Venne quindi concordata un’azione comune per il restauro di due manoscritti provenienti dalla dispersa Biblioteca capitolare di Cividale del Friuli, ora conservati presso il Museo archeologico nazionale della città: il Breviarium ab Urbe condita di Eutropio, continuato dall’Historia Romana di Paolo Diacono (ms. CXXVII) e i Notabilia in grammatica di Giovanni da Soncino (ms. LXXV).
I due volumi sono stati così trasportati presso i laboratori della Scuola regionale per la conservazione e il restauro di Villa Manin di Passariano, dotata di strutture adeguate e di docenti specializzati. A conclusione dell’intervento i due manoscritti sono stati riconsegnati al Museo restituendo alla fruizione pubblica due importanti testimoni del patrimonio manoscritto del Quattrocento.
L’obiettivo era quello di ricavare dati inediti sulla loro fattura e ottenere nuove informazioni sui materiali costitutivi grazie alla disponibilità dei laboratori scientifici della Scuola, dedicati alle indagini chimiche, biologiche e alla diagnostica non invasiva. Sulla base di questi elementi e di un approfondito lavoro di documentazione è stato redatto un progetto di restauro secondo i più aggiornati orientamenti del settore. L’intervento diretto ha inoltre permesso di valorizzare le strutture già esistenti e la professionalità dei docenti che assicuravano lo svolgimento delle attività didattiche. Non da ultimo, gli allievi hanno potuto assistere direttamente a operazioni di particolare complessità come parte integrante della loro formazione.
Il restauro dei due codici cividalesi si colloca organicamente entro una linea di sperimentazione e ricerca, anche a rilievo internazionale, che data ormai da diversi anni. I risultati sono confluiti in monografie, pubblicazioni scientifiche e tesi di laurea.
 

Al progetto "Restauro di due codici del XV secolo" è interamente dedicato il settimo numero della rivista "Restauro nel Friuli Venezia Giulia", la prima pubblicata dopo l’accreditamento della Scuola e che vede la luce nel trentennale della testata. 
In essa, oltre alle attività del Centro e all'intervento di restauro, è possibile avere contezza di tutte le indagini storico-scientifiche effettuate sui due codici,  in particolare: 

Alessandro Giacomello, coordinatore unità di gestione delle attività di restauro, dedica ampio spazio a progetti internazionali, sperimentazione,  partnership, editoria e formazione:  Ricerche e restauri alla Scuola di Villa Manin di Passariano               
  
Claudio Barberi, della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, si sofferma soprattutto sul repertorio iconografico del ms. CXXVII, evidenziandone i legami stilistici con altri codici coevi.

Carlo Federici (Università degli studi di Venezia “Ca Foscari”) affronta il problema dal punto di vista dell’archeologia del manoscritto indagando e descrivendo la loro fattura materiale.

Gianpiero Adami (Università degli studi di Trieste) descrive i risultati ottenuti grazie alla microfluorescenza a raggi X a dispersione di energia (ED-XRF) che ha permesso la caratterizzazione dei materiali inorganici.

La spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier con riflettanza totale attenuata (FTIR-ATR) è stata invece la metodica, parimenti non distruttiva, grazie alla quale è stato possibile riconoscere i costituenti di natura organica, ricerche curate da Andrea Gorassini (Università degli studi di Udine).

Ketti Angeli e Marcella Pellicanò descrivonono  estesamente l’intervento di restauro, corredato da consistente  documentazione fotografica, cui hanno partecipato anche Orlando Spada ed Eleonora Abate,tutti equattro docentidella Scuola di Passariano.