Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Le conchiglie del Museo di storia naturale di Pordenone: murici e strombi

Settantacinque sono le conchiglie catalogate al Musoe di Pordenone. La conchiglia è una struttura posseduta da organismi appartenenti al Phylum Mollusca, anche se non tutti i Molluschi ce l'hanno. Essa serve principalmente come protezione dai predatori, ma anche come protezione dalla disidratazione, in particolare per i Molluschi terrestri, e come dispositivo di galleggiamento.

Le collezioni malacologiche sono presenti nei musei di storia naturale di tutto il mondo; in Italia la più nota è quella di Niccolò Gualtieri (1688–1744), medico, zoologico e botanico fiorentino, attualmente conservata nel Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa. Questa collezione comprendeva anche esemplari provenienti dalla raccolta del naturalista olandese Georg Eberhard Rumpf e venne acquistata nel 1747 da Francesco di Lorena. Fu oggetto di studio da parte di Carlo Linneo che nella decima edizione del Systema Naturae utilizzò molte di queste conchiglie come "tipo" su cui confrontare gli esemplari da classificare.

Altra collezione degna di nota si trova nel Museo di Zoologia "Pietro Doderlein" di Palermo; essa comprende circa 2000 esemplari e tra di essi, molti rivestono grande importanza dal punto di vista storico in quanto rappresentano degli olotipi, ossia esemplari su cui si basa la descrizione di una specie.

Nelle Marche si trova il Museo malacologico Piceno, che conserva oltre nove milioni di esemplari di conchiglie, una delle più grandi collezioni al mondo. Questa istituzione è un centro di studi malacologici e cura la rivista “Malacologia”.

Nel Museo di storia naturale di Pordenone le conchiglie sono esposte nella sala Invertebrati, al primo piano, e appartengono a diverse raccolte. Una è la “Collezione Malacologica Generale”, i cui esemplari provengono da acquisti presso rivenditori specializzati, da donazioni e da raccolta diretta. Un’altra parte è costituita dalla “Collezione Padri Comboniani”, donata al Museo nel 1985, composta da circa 300 conchiglie raccolte in Italia o provenienti da paesi esotici dove i Padri gestivano diverse missioni con finalità educative; i Comboniani avevano messo insieme la raccolta per fini didattici a metà del Novecento e la donarono al museo quando la loro sede si trasferì da Pordenone. Infine alcune conchiglie fanno parte della “Collezione Elver Degan Bianchet”: sono in tutto circa un centinaio e sono in maggioranza provenienti dai mari tropicali (la parte più cospicua della collezione Bianchet è però composta da minerali, oggetti tecnologici e fotografie naturalistiche). Il dottor Bianchet è persona dai molteplici interessi: istruttore subacqueo, fotografo, appassionato di biologia e studioso di mineralogia e malacologia; ha lavorato per la RAI.

In questo primo progetto catalografico dedicato alle conchiglie si è scelto di schedare tutti gli esemplari appartenenti alle Famiglie Muricidae e Strombidae esposti nella sala Invertebrati del Museo: la maggior parte comprende conchiglie di mari tropicali, ma sono presenti alcune provenienti dai mari che circondano l’Italia.

Gli appartenenti alla Famiglia Muricidae comprendono circa 1600 specie e sono prevalentemente carnivori: siccome tra le prede spesso figurano altri Molluschi di interesse commerciale per l'uomo a volte sono considerati nocivi. Sono caratterizzati dalla presenza di un capo ben differenziato e dotato di organi di senso e di un piede ventrale che serve per spostarsi, a cui è associato l'opercolo, una struttura a forma di disco e più o meno calcificata che serve a chiudere l'apertura della conchiglia per proteggere l'animale quando esso si ritrae al suo interno. I murici solitamente presentano una conchiglia robusta dotata di spine la cui funzione può essere molto varia: difensiva nei confronti dei predatori, ma a volte possono servire da “stabilizzatori” in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, impedendo che il mollusco venga sballottato qua e là e rovesciato. Nel caso invece del Murex pecten, il pettine di Venere, le spine allungate e leggermente ricurve formano una specie di “gabbia” che permette all’animale di cibarsi di animali morti o detriti tenendo a distanza gli eventuali competitori.  Dal punto di vista storico sono degni di nota il Bolinus brandaris, il murice comune, e l’Hexaplex trunculus, il murice troncato, dai quali anticamente si ricavava la porpora per tingere le stoffe, che era una voce fondamentale dell’economia per molte città del bacino mediterraneo. Di particolare interesse espositivo è l’esemplare di Chicoreus miyokoae, il murice Miyoko, in quanto è praticamente perfetto nella forma, tanto da essere classificato dai collezionisti come “di qualità museale”; di per sé questa specie è comune nei mercati asiatici, dove viene consumata come cibo, ma data la fragilità delle espansioni della conchiglia è molto difficile recuperare esemplari integri.

Gli appartenenti alla Famiglia Strombidae sono Molluschi principalmente tropicali, anche se sono presenti alcune specie anche nei nostri mari, che si nutrono principalmente di vegetali e detriti; spesso si trovano in zone di acqua bassa o in praterie di alghe. Possiedono sul capo dei peduncoli oculari molto allungati, uno dei quali è ospitato in una tacca presente sul margine anteriore della conchiglia. Questi animali, dotati anch'essi di un piede ventrale, hanno un peculiare sistema di locomozione che sfrutta una particolare struttura, l’opercolo, che è a forma di artiglio e che viene inserita nel substrato sabbioso per fare leva e avanzare a saltelli. Un classico esempio di tale comportamento è Strombus pugilis, lo strombo pugile, il cui nome deriva proprio dal fatto che si muove con saltelli e dondolii laterali che ricordano il movimento di un pugile sul ring. Alcune specie raggiungono considerevoli dimensioni, come nel caso di Lambis truncata, lo strombo ragno gigante. Molto particolare per la forma e i colori presenti all’interno dell’apertura è l’esemplare di Lambis scorpius, lo strombo scorpione, la cui forma ricorda proprio tale animale.

 

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