Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Gli interventi architettonici di Renato Fornasari nel Goriziano

Il goriziano, così come il territorio triestino, è caratterizzato da una società multiculturale sedimentatasi nei secoli e contraddistinta da diversi linguaggi e correnti anche in campo architettonico. Gli edifici qui presentati rappresentano significative opere architettoniche concepite dall’ingegnere goriziano Renato Fornasari, in buona parte, rispecchiano le esigenze locali e delle amministrazioni, pur mantenendo un’attenta visione d’insieme protesa verso i massimi elementi d’innovazione provenienti dagli ambienti esterni al territorio. 

Renato Fornasari (1912-1981) si laureò nel 1937 in ingegneria all’Università di Padova. Nel 1941 iniziò a collaborare con l’architetto istriano Umberto Cuzzi (1891-1973) che con le sue opere introdusse i linguaggi del razionalismo nel goriziano. Fornasari fu influenzato da questa collaborazione come si legge nei primi edifici da lui progettati; tale approccio, però, sarà velocemente abbandonato dando spazio a un forte sperimentalismo sia nell’uso dei materiali sia nel trattamento delle superfici e delle strutture. L’opera dell’ingegnere può essere inserita, quindi, all’interno del così detto Movimento Moderno, con forti accenti derivanti dal regionalismo e storicismo tipico dell’architettura degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Riferimenti a progettisti di fama internazionale, però, non mancano e permettono di comprendere la profonda conoscenza di Fornasari delle più aggiornate correnti architettoniche dell’epoca nonché dei maestri del Novecento. Nelle sue opere, per esempio, si leggono influenze derivate da Frank Lloyd Wright, dal Bauhaus e da altre architetture del panorama internazionale. Queste costruzioni rappresentano un’importante tassello del fare architettura a cavallo fra gli anni Cinquanta e Settanta del Novecento e, parimenti, restituiscono alcuni elementi d’interesse che collocano i progetti all’interno del dibattito nazionale e internazionale. Studiare e preservare questi manufatti permette anche di dar voce alle intenzioni del progettista, dei committenti e rispecchiarli all’interno del contesto culturale, sociale e urbano per i quali queste architetture sono state progettate. Inoltre la conoscenza delle opere d’architettura considerate sino a pochi decenni fa troppo vicine al presente, diviene sempre più un elemento essenziale per porre le basi ad interventi di preservazione, recupero e riuso di edifici dalle spiccate peculiarità architettoniche.

Uno dei progetti più significativi, sia dal punto di vista dei linguaggi, sia per l’uso dei materiali è l’ex palazzo della Società Telefonica delle Venezie (T.E.L.V.E.) a Gorizia (scheda A9193), progettato e realizzato dal 1950 al 1952. In esso si possono leggere chiari rimandi, fra gli altri, all’opera di Terragni. Le funzioni interne dei piani governano l’aspetto del fronte principale su via Crispi: finestre con luci normali si trovano al secondo piano e corrispondono agli alloggi, mentre vetrate più ampie si aprono per la serie di uffici presenti sia al piano terra, sia al primo piano; in quest’ultimo livello la schermatura avviene tramite elementi frangisole costituiti dalla maglia perimetrale delle finestre che si estroflette all’esterno. Edifici in cui la struttura e le linee seguono una precisa intenzione progettuale sono rappresentati dagli istituti scolastici come l’Istituto Tecnico Statale E. Fermi (scheda A9194), l’Istituto Industriale G. Galilei (scheda A9201) e il Liceo artistico M. Fabiani (scheda A9202); in quest’ultimo i linguaggi wrightiani sono fortemente presenti nel complesso dei laboratori posti all’interno del giardino. Il corpo d’ingresso progettato nel 1927 dall’architetto Umberto Cuzzi, invece, con la sua mole a pianta semicircolare, rimanda ad architetture tipicamente italiane. Linguaggi che ricordano Wright si possono incontrare anche analizzando l’ampliamento funzionale della sede municipale con uffici e la Sala del Consiglio Comunale di Gorizia (scheda A9199) in cui la grande finestratura centrale, illuminante la sala consigliare, all’esterno risulta come un’apertura composta da cinque luci rettangolari affiancate, ritmica utilizzata anche dall’architetto americano. 

Altre tipologie con cui l’ingegner Fornasari si confrontò furono le case a torre o grattacieli. A Gorizia rientrano in questo elenco il così detto “Grattacielo Ansiver” (scheda A9196), in Corso Italia, l’edificio per appartamenti e negozi di via Vittorio Veneto (scheda A9207) e il complesso condominiale di via Fati (scheda A9203). In ognuna di queste architetture l’approccio rivela l’importanza data sia all’elemento del balcone e della terrazza sia al rivestimento, in piastrelle o a intonaco. 

Il catalogo delle architetture presenti fra i progetti di Fornasari si amplia sia con edifici residenziali, di grandi e piccole dimensioni, sia con strutture industriali. Pur nelle sue forme tradizionali, per esempio, il capannone progettato nel 1960 per la ditta Dogani (scheda A9197), racchiude già alcune scelte che si ritroveranno in progetti futuri. Qui la struttura regola la definizione degli spazi e dell’involucro, divenendo essa stessa elemento attrattivo soprattutto per l’impianto di copertura composta da archi in cemento armato costituenti la volta a botte. Un segno distintivo del progettista, che si vedrà in altre opere, è inoltre l’uso dello sporto, in questo caso inserito sul fronte strada per proteggere i clienti mentre osservano la merce esposta all’interno del capannone. La falegnameria e mostra Olivieri (1969) (scheda A9206) posta in via Cipriani, invece, rappresenta una scelta diversa che riecheggia per certi versi le architetture di Mies van der Rohe, prima fra tutte il padiglione della Neue Nationalgalerie di Berlino. In essa, lo sporto della copertura, diviene elemento fondamentale e concorre a rendere dinamico il basso volume dell’edificio. 

Di particolare interesse sono, infine, i progetti realizzati a Cormons (GO).  L’edificio più importante è l’ex sede della Pretura (scheda A9209), ora di proprietà dell’A.T.E.R. In esso si legge una ricerca di rigore data anche dalla scansione del fronte principale tramite le numerose aperture rettangolari. Unico elemento che interrompe la sequenza degli assi compositivi è il volume aggettante posto al di sopra degli ingressi (carraio e pedonale) a sua volta sottolineati da un’esile pensilina a sbalzo. L’altro edificio, la scuola elementare “I. Nievo” (scheda A9210), s’imposta su un concetto di architettura che si potrebbe definire organica e oramai distante dai linguaggi sin qui utilizzati dall’ingegner Fornasari.

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