Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Opere d'Arte: Id Scheda 50873
 
PORDENONE (PN)
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Palazzo Ricchieri
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Museo civico d'arte di Pordenone
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sec. XVI ( 1530 - 1540 )
scuola - Sacchis Giovanni Antonio detto Pordenone (1483-1484/ 1539)
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DIPINTO MURALE intonaco/ pittura a tempera
SCENA CAMPESTRE
Il dipinto, eseguito a tempera su intonaco secco, proviene dal palazzo pordenonese di Girolamo Rorario (1484-1555/ 56), demolito nel 1842 come attestato da Pietro di Montereale Mantica e Candiani (rispettivamente 1845 e 1881). Nel 1928, l'affresco, già restaurato nel 1860, viene collocato da Tiburzio Donadon nel Municipio di Pordenone, da cui è trasferito al Museo Civico dopo il terremoto del 1976. Di Maniago attribuisce espressamente l'opera a Pordenone e ne propone la datazione al 1535 ca. L'a...
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Il dipinto, eseguito a tempera su intonaco secco, proviene dal palazzo pordenonese di Girolamo Rorario (1484-1555/ 56), demolito nel 1842 come attestato da Pietro di Montereale Mantica e Candiani (rispettivamente 1845 e 1881). Nel 1928, l'affresco, già restaurato nel 1860, viene collocato da Tiburzio Donadon nel Municipio di Pordenone, da cui è trasferito al Museo Civico dopo il terremoto del 1976. Di Maniago attribuisce espressamente l'opera a Pordenone e ne propone la datazione al 1535 ca. L'attribuzione è respinta da Crowe-Cavalcaselle ma riproposta da Fiocco (1939) sulla base delle analogie con la predella all'Accademia Carrara di Bergamo. La Furlan sottolinea "la ripresa di elementi elaborati dal Pordenone in quegli anni. La figura maschile danzante, visibile sulla destra, ricorda i paggi correnti in un disegno conservato al Louvre..." mentre istituisce ulteriori raffronti tra " il personaggio che invita alla danza una donzella, sul lato sinistro della composizione, e Giasone raffigurato nell'atto di congedarsi da Pelia, in un secondo disegno del Pordenone a Berlino, in rapporto con i perduti affreschi di Palazzo Doria a Genova", ma la rigidità delle figure e la ripetitività del modulo compositivo fanno pensare che il lungo fregio sia più probabilmente opera di un seguace del maestro, forse l'Amalteo.