Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Siti Archeologici: Id Scheda 7
 
INSEDIAMENTO - castelliere, insediamento fortificato
castelliere di Castellazzo di Doberdò del Lago
DOBERDO' DEL LAGO (GO), Castellazzo di Doberdò
Visualizza schede SI con lo stesso valore
età del Rame finale - Bronzo antico iniziale; età del Bronzo- età del Ferro; età tardo-romana
cultura dei castellieri
Musei Provinciali di Gorizia - Soprintendenza FVG - 1966/00/00-1973/00/00
Soprintendenza Archeologica e per i B.A.A.A.S. del Friuli Venezia Giulia - 1989/00/00
L’insediamento preistorico-protostorico e tardoromano di Castellazzo è localizzato sul versante sud-orientale dell’omonimo colle, che si affaccia da un’altezza di m 158 s.l.m. sul vicino lago di Doberdò. Oltre che in questa fondamentale risorsa idrica e, ovviamente, nella morfologia del luogo, l’importanza strategica rivestita dal sito nell’antichità risiede nel controllo del Vallone di Doberdò, un profondo solco che attraversa la dorsale del Carso goriziano in senso NNE-SSO e che costituisce un...
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L’insediamento preistorico-protostorico e tardoromano di Castellazzo è localizzato sul versante sud-orientale dell’omonimo colle, che si affaccia da un’altezza di m 158 s.l.m. sul vicino lago di Doberdò. Oltre che in questa fondamentale risorsa idrica e, ovviamente, nella morfologia del luogo, l’importanza strategica rivestita dal sito nell’antichità risiede nel controllo del Vallone di Doberdò, un profondo solco che attraversa la dorsale del Carso goriziano in senso NNE-SSO e che costituisce una via di collegamento naturale. Nonostante la lacunosa documentazione degli scavi del passato e la discontinuità delle ricerche archeologiche, che non hanno potuto ancora avvalersi di un indagine estensiva, è stata individuata sul colle la struttura di un castelliere protostorico, rioccupato nel tardo periodo imperiale romano da un nuovo insediamento, forse legato alla presenza temporanea di un castrum, o, in ogni caso, connesso con il controllo del territorio, solcato da importanti collegamenti stradali gravitanti intorno alla via Aquileia Tergeste. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, le ricerche di Carlo de’ Marchesetti sui castellieri del Carso goriziano e triestino portarono lo studioso a rintracciare sul colle di Castellazzo i resti di un vallo, parzialmente obliterato dalle poderose strutture di un castello medievale; il ritrovamento di materiali protostorici confermava l’appartenenza dell’antica struttura a un castelliere. Ulteriori indagini, sia di superficie che di scavo, furono condotte negli anni ’60-’70 del XX secolo per conto dei Musei Provinciali di Gorizia da Ugo Furlani, il quale ipotizzava la presenza di un duplice vallo; a quello esterno si attribuiva il basamento in grosse pietre murate a secco che sale da mezza costa sul versante orientale del colle, fino alla sommità. I risultati di queste ricerche, che non portarono all’individuazione di fasi stratigrafiche, consistono quasi esclusivamente nel recupero di numerosi reperti di epoca protostorica e storica. Al primo periodo appartengono testimonianze di industria litica, con notevole incidenza di strumenti foliati, i quali – insieme con parte dei materiali ceramici coevi - permettono un inquadramento del sito nell’ambito della cultura del vaso campaniforme, in una sua fase probabilmente avanzata corrispondente al Bronzo antico. La continuità di vita del castelliere nel periodo del Bronzo medio-recente è pure rappresentata, soprattutto da materiali ceramici, mentre mentre molto scarse risultano le testimonianze materiali databili fra il Bronzo finale e il primo Ferro. Ferma restando la difficoltà di stabilire le fasi e i modi di sviluppo dell’insediamento, tali ritrovamenti documentano come il sito abbia conosciuto una prima occupazione precedente e/o in parte contemporanea all'impianto del castelliere, tra la fine dell’età del Rame e gli inizi del Bronzo antico; una successiva fase di vita, la più importante, ricoprì l'età del Bronzo fino al Bronzo medio – recente, mentre la fase finale si estese fino all’età del Ferro avanzato. Dopo una lunga cesura (forse legata a lacune documentarie), sembra che il colle di Castellazzo venisse rioccupato soltanto in età storica, intorno al IV-V secolo d.C., probabilmente in funzione delle particolari contingenze difensive e militari dell’epoca. Questa rioccupazione sembra avere termine intorno alla metà del V secolo, dopodiché si registra solo una presenza sporadica. Appartengolo alla fase storica reperti ceramici, vitrei, metallici, tra i quali spiccano numerosi prodotti di importazione, a testimonianza del fatto che il luogo fosse perfettamente integrato nelle correnti dei traffici mercantili dell’area altoadriatica. Durante gli scavi si recuperò un ingente quantitativo di monete che, insieme con i ritrovamenti successivi, formano un gruzzolo di 895 pezzi. A quanto risulta, il gruzzolo faceva parte di uno o più ripostigli interrati nei decenni centrali del V secolo, forse in coincidenza con l’avvicinarsi delle truppe attilane dirette ad Aquileia. A seguito di una revisione dei materiali di Castellazzo conservati presso i Musei provinciali di Gorizia, nella primavera 1989 fu condotta una nuova campagna di scavo, la prima con metodi stratigrafici, con l'apertura di tre saggi di scavo nella metà nord-occidentale del pianoro sommitale. L’esito di queste ricerche, pur limitate a piccole aree, ha confermato le indicazioni del Marchesetti circa l’esistenza di una poderosa struttura muraria in blocchi di pietra calcarea, non cementati, a delimitare la sommità del rilievo. Le tracce del muro si seguono con notevole continuità nel settore nord del rilievo, mentre sono assenti lungo il pendio sud-occidentale, laddove il colle presenta ripide pareti subverticali. L’analisi della struttura ha rivelato, in sintesi, tre fasi costruttive, sicuramente antecedenti l’uso militare del luogo durante la prima guerra mondiale. Una prima fase, verosimilmente protostorica, si caratterizza per una muraglia a secco dello spessore massimo di m 2.7, per un’altezza di m 2.5 ca., con paramenti a conci “megalitici” di 50-100 cm; questo nucleo antico fu poi ispessito verso l’esterno mediante due interventi molto simili, attribuibili al periodo romano o, al limite, anche ad epoca posteriore, il quali comportarono la messa in opera di altrettante strutture di conci di calcare legati con malta sabbiosa, che portarono ad aumentare lo spessore del vallo fino a 3.5-3.7 metri. Un saggio (S2) è stato aperto al centro del pianoro delimitato dal vallo, in corrispondenza di uno dei gradoni che si sviluppano orizzontalmente verso il margine sud-occidentale del rilievo; depositi di materiali hanno confermato la natura antropica di questo gradone e, probabilmente, dell’intera area terrazzata, con interventi riferibili all’età romana. I materiali rinvenuti negli scavi del 1989 non aggiungono nuovi elementi utili a puntualizzare le fasi cronologiche dell’insediamento.

A partire dalla fine dell’età del Rame – inizi del Bronzo antico, il colle di Castellazzo conobbe una prima presenza umana, dapprima sporadica, successivamente organizzata intorno un castelliere su altura, grazie alla favorevole morfologia del luogo e alla risorsa idrica del lago di Doberdò. Il momento di massimo sviluppo dell'insediamento si porrebbe nel'età del Bronzo. Esso faceva parte di un sistema di insediamenti strategici deputati al controllo del Vallone: castellieri di Brestovec (a nord), Vertace (verso Jamiano) e Flondar (verso Duino). Più sfumata la funzione del luogo durante il IV-V secolo d.C., epoca a cui risale comunque uno stanziamento di natura militare, forse un castrum con compiti di difesa della variante della via Gemina. Dopo la metà del V secolo d.C., nel periodo successivo all'invasione attilana, si registra un uso episodico del colle, forse come luogo di approvvigionamento idrico.